Cliccando sull’immagine qui a lato, potrete gustarvi un prezioso esempio di alto giornalismo nostrano, nel quale l’articolo sprizza informazione – ma che dico, cultura da ogni pagina, ogni capoverso, ogni periodo.
Leggendo attentamente l’articolo sulla ricostruzione delle ossa dei dinosauri, tratto dal n°6-giugno 2007 della rivista Newton, ci si accorge presto che i dinosauri c’entrano ben poco…
Nelle due pagine di articolo, per un totale di neanche una trentina di frasi, la parola “IKEA” appare ben 6 volte, tra cui una a caratteri cubitali e colorati (in modo differente dalle altre parole, giusto per risaltare ancor di più…) nel titolo principale. Passi il paragone iniziale (“Perché montare un dinosauro non è come montare un mobile dell’IKEA“) che fornisce il pretesto dell’intero articolo, e passi l’utilizzo sineddotico del termine “IKEA” per indicare la categoria delle aziende che forniscono mobili assemblabili dall’utente (d’altronde è innegabile che sia la più conosciuta multinazionale del settore). Estrapolando dal contesto le frasi che contengono il nome della nota azienda svedese e rileggendole di fila, l’impressione di trovarsi nel bel mezzo di uno spot non è più un’ipotesi:
Insomma, più che la difficoltà e le procedure di montaggio delle ossa di un dinosauro, dall’articolo emergono la semplicità, la qualità e la serietà del servizio offerto dall’azienda perennemente citata.
“Di marchette ne è pieno il mondo“, direbbe qualcuno, e l’Italia, si sa, ne è particolarmente piena; il problema è che siamo arrivati a un punto tale che i giornalisti non sono neanche più capaci di farle come si deve. Tanto valeva che avessero regalato due pagine pubblicitarie all’inserzionista, quantomeno ci avrebbero risparmiato questa buffonata.